


Biografia di Fabio Pietroboni

Comincerò col dire che sono nato a Sesto San Giovanni (Milano) nel 1963. Il percorso di studi si è rivelato fin da subito un terreno accidentato, con un'unica, fondamentale eccezione: gli anni trascorsi in collegio dai Salesiani, un ambiente che mi ha lasciato un'impronta profonda. Conquistare il diploma è stata una sfida dura. Già all'epoca lavoravo sodo per costruirmi una strada con le mie sole forze, il che mi ha costretto a stringere i denti e a frequentare parte della scuola ai corsi serali.
A diciassette anni ho iniziato a staccare l'ombra da terra con il deltaplano, passando poi all'ultraleggero e infine ai comandi dei mezzi dell'aviazione civile: aerei ed elicotteri. Grandi sacrifici e impegni economici importanti, affrontati per inseguire una passione travolgente e con la speranza che potesse aprire nuovi orizzonti professionali. Eppure, alla fine, il richiamo del mare ha sempre vinto su tutto, spingendomi a concentrare ogni risorsa ed energia nella subacquea.
Il volo, vissuto impugnando la cloche e il passo ciclico sia per diletto sia per attività professionale, mi ha comunque portato a tracciare rotte ben oltre i confini italiani. Mi sono misurato con scenari operativi agli antipodi: dai cieli trafficati degli Stati Uniti agli atolli remoti della Polinesia Francese, fino ai rilievi selvaggi e impenetrabili della Papua Nuova Guinea, dove il volo a vista richiede un rispetto assoluto per l'ambiente circostante.
Ma l'elemento sommerso è stato la vera spina dorsale di quattro decenni di vita. Ho iniziato a vent’anni respirando azoto sul campo come istruttore, passando poi dietro al bancone di un negozio di subacquea a Milano, primo per lavoro e successivamente questa posizione mi ha permesso di cominciare a comprenderne ogni singolo ingranaggio commerciale. Passo dopo passo, ho trasformato quella vocazione in un’impresa: ho fondato la mia società, scommesso su marchi all'epoca del tutto sconosciuti e navigato controcorrente fino a renderli punti di riferimento prestigiosi nel mercato subacqueo.
Poi, la vita impone cambi di rotta improvvisi. Undici anni fa ho deciso di ammainare le vele in quel settore per rispondere a una chiamata più profonda: rilevare il Capricornio Club a Maiori, il piccolo villaggio turistico di famiglia incastonato in un limoneto nel cuore della Costiera Amalfitana. I miei nonni, a causa dell’età, non riuscivano più a stargli dietro e la struttura stava lentamente perdendo la sua luce; non potevo permettere che quel patrimonio andasse disperso.
Ma chi ha il virus dell'esplorazione non si ferma mai davvero. Scrivere un libro è forse un sogno che custodiamo un po’ tutti; ci ho messo diversi anni, ma alla fine quel sogno ha trovato la sua rotta. Ho radunato idee, testimonianze e storie da innestare direttamente sulle mie esperienze vissute: l'obiettivo non era inventare dal nulla, ma ancorare il fascino del mistero e l'avventura dei viaggi a un mondo reale, tangibile, dove ogni elemento storico, geografico e operativo potesse essere pienamente verificabile sul campo.
Volevo un romanzo vero. Volevo unire il ritmo serrato dell'azione moderna, con dettagli tecnici precisi e credibili, al fascino antico dei grandi enigmi del passato. Non la solita favola, ma una narrazione fatta di logica, tecnologia e adrenalina pura. Da questo impulso è nato il mio romanzo d'esordio, Il segreto di Zerzura: una corsa contro il tempo tra rotte dimenticate, immersioni su relitti affondati e le sabbie infuocate del deserto.
Per me scrivere è come pianificare un piano di volo o tracciare una rotta in mare: ci vogliono coordinate precise, rispetto per i dettagli e la voglia di spingersi sempre un nodo più in là. Ora che il libro esiste, spero solo che tra queste pagine tu possa ritrovare la stessa scintilla che mi spinge da sempre a guardare oltre l'orizzonte.
Perché alla fine, che sia attorno al fuoco di un campo nel deserto o sulla pagina di un libro, siamo tutti parte della stessa storia.
Mettiti comodo, la rotta è tracciata. Ci vediamo alla fine del viaggio.



